Leclerc ora non lo si deve crocefiggere ha solo 21 anni la squadra lo deve aiutare anche imponendo certe scelte

Il predestinato, l’erede di Schumacher, tutti a sperticarsi di complimenti portandolo alle stelle con le 4 pole consecutive che hanno eseguito la doppia vittoria a Spa e a Monza…

Ora si è scatenata la critica più profonda. Dalle stelle al pavimento, ma non alle stalle.

Una critica che deve tenere presenti gli errori di sopravvalutazione commessi della squadra quando CL#16 ha “preteso” un ulteriore cambio gomme, in gara, per avere quelle con la stessa “durezza” del battistrada a fronte del suo avversario diretto Valtteri Bottas per riconquistare il secondo posto.

Una volta superato Bottas CL#16 era convinto ed eventualmente poter tentare una vittoria gli era stata stimata, un pò da tutti, a portata di mano dopo una pole che ha veramente “stracciato” i suoi inseguitori ed avversari.

Invece in gara molte cose si sono normalizzate ed in Ferrari non hanno capito alla perfezione che il “predestinato” aveva dei problemi già nella prima parte della gara quando era alle spalle di SV#5 e non solo non riusciva ad attaccarlo ma neanche a raggiungerlo in quanto SV#5 quando è in testa diventa una vera lepre, cui è molto difficile tenere il ritmo.

Vanno bene tutti i patti a tavolino, ma una volta che il tedesco aveva azzeccato un ottima partenza, sia pure coadiuvata dal compagno di squadra, come convenuto, ha imposto un ritmo che ha mandato in crisi, quel tanto, il suo giovane compagno per cui non si è mai presentata una situazione che consentisse il cambio di posizioni in totale sicurezza a fronte dell’implacabile Hamilton la cui W10 in gara aveva già dimostrato un passo prossimo, molto prossimo se non superiore, alle SF90.

Di questa situazione la squadra non ha saputo fare tesoro, con un attenta analisi dei tempi, e non ha saputo imporre, al monegasco, la strategia convenuta nella seconda parte della gara per quanto concerne la gradazione delle gomme. Le sue insistenze “radiofoniche”, adesso tutti a dire che è un chiacchierone, hanno messo in imbarazzo i verti del muretto in rosso che si sono quasi sentiti in obbligo di accontentalo.

Da un certo punto di vista hanno anche fatto bene, per fargli capire che cercare di fare come Icaro, dal labirinto, non sempre paga. I personalismi, vista la scarsa esperienza in un team di vertice, si sono dimostrati “perdenti” a fronte del lavoro di squadra.

CL#16 deve farsi le ossa ed affiancare alle esuberanza giovanili, che già dimostrano come possa avere molte qualità, la saggezza nella valutazione oggettiva delle situazioni

Rimane inoltre la grossa incognita di quello che avrebbe potuto fare SV#5 se non fosse stato costretto al ritiro e non avesse “innescato” una Safety Car che in Mercedes è stata sfruttata appieno, per aggiornare le proprie strategie per entrambi i piloti, evoluzioni strategiche che hanno stimolato, all’eccesso CL#16.

Ora a Maranello, in queste ore, oltre alla volontà di ritrovare l’affidabilità assoluta sulle monoposto, si deve lavorare molto di psicologia. Il recupero totale di SV#5 ora che la “Lina” si è dimostrata competitiva, e dall’altra gestire CL#16, farlo maturare nei tempi e nei modi giusti facendo un accurato programma per le restanti gare per far si che acquisisca la maturità necessaria e bilancia sin dall’inizio della prossima stagione.