La strada è una giungla a partire dai marciapiedi senza il ben che minimo rispetto per le regole

Posso affermare che no si potrà mai dire di non aver visto l’ultima Solo nella giornata di ieri, purtroppo ero a piedi e quindi senza l’opportunità di immortalare, come mio solito quanto avviene su quella che la legge definisce strada.

Prima cosa: i marciapiedi sono una chimera per i pedoni. Il loro stato di usura è veramente indescrivibile, si possono definire molto pericolosi specialmente nell’utilizzo notturno se non si cammina con una torretta per illuminare dove si “mettono i piedi”.

Stessa cosa per la cattiva abitudine dei frontalieri che affacciano i propri confini sul marciapiede stesso e lasciano crescere le siepi sino ad invadere, anche per una buona metà della loro larghezza, i marciapiedi stessi costringendo i pedoni a dover scendere e camminare a bordo strada con tutti quelli che sono i rischi del caso.

Gli assessori che si sentono e ragionano “smart” sarebbe bene che pensassero di più all’oggi ed al domani senza voli pindarici, forse interessati, nel chissà quale futuro temporale. In particolare quando una legge o disposizione amministrativa che limitasse queste “invasioni” avrebbe costo zero per l’amministrazione, con qualche possibilità di introito per le casse comunali a fronte delle sanzioni applicabili.

Qualcuno potrebbe obiettare, a pieno titolo, che l’amministrazione pubblica non è in grado di far rispettare analoghe disposizione relative alla pulizia dei marciapiedi quando nevica, figuriamoci se esiste la volontà di far si che i marciapiedi fossero riparati e resi comunque agibili.

E cosa dire dei marciapiedi che costeggiano certe piste ciclabili. La manutenzione di queste è ancora peggio di quella dei marciapiedi per cui i ciclisti vi sfrecciano, sui marciapiedi, spesso incuranti dei pedoni che devono “arrangiarsi” per non essere investiti.

Dopo queste “premesse”, ieri sera poco dopo le 19.00, in Viale Moreali, ho assistito ad un episodio che mi ha lasciato esterrefatto in particolare per incoscienza di quella persona interessata, era una donna ma questo non vuol dire nulla.

Prima di descrivere l’episodio che Seta, se vuole, può documentare anche a salvaguardia dei propri autisti e dei passeggeri visto che gli autobus sono dotati di telecamera anteriore ci registrazione, bisogna ricordare che in V,le Moreali in tutta la sua lunghezza esiste una pista ciclabile sul lato destro in direzione centro mentre la corsia preferenziale dedicata a mezzo pubblico è situata verso l’uscita dalla città.

La signora, con la sua bicicletta a pedalata assistita, sfrecciava incurante sulla corsia destinata al transito dei mezzi pubblici precedendo di pochi metri un autobus che ovviamente non solo doveva mantenere una distanza di sicurezza anche per i propri passeggeri in caso d’emergenza, ma doveva adeguarsi alla “velocità” del velocipede, nonostante avesse manifestato la propria presenza che non può passare inosservata comunque per la rumorosità emessa normalmente dal mezzo pubblico che emette dei decibel che sono nettamente superiori a quelli delle automobili.

Un atto di vera incoscienza per la propria e l’altrui incolumità. Ultimo episodio da riferire, comunque anche se più “giustificabile” è stato relativo all’utilizzo contromano della stessa corsia riservata al mezzo pubblico da parte di una persona che non è normodotata e deve utilizzare per i propri spostamenti una carrozzella motorizzata.

Evidentemente questo “abuso” è stato dettato dalla volontà di spostarsi in maggior sicurezza in quanto la direzione avrebbe consentito di evitare l’arrivo del mezzo pubblico ma con la tranquillità di non correre il pericolo, insito nella presenza su strada. Anche se per questo bisogna ricordare che esiste la pista ciclabile succitata.