Il Gran Premio delle auto elettriche a Roma ha svelato come inquinano

Due settimane or sono in quel di Roma zona Eur si è svolto un appuntamento del campionato riservato alle vetture elettriche.

Un gran sbandierare di ecologia di questo di quello, tutti a fare passerella, mettersi in mostra stando ben attenti a non andare a guardare “sotto il tappeto” per scoprire che………………

Tanto salubre e non inquinante l’auto elettrica non lo è. Non lo è nelle competizioni e neppure per quanto riguarda la circolazione normale.

Dietro le quinte, il famoso “back stage,” vi erano dislocati e funzionanti numerosi e possenti gruppi elettrogeni per la fornitura della corrente necessaria per ricaricare alla perfezione tutti i pacchi delle batterie presenti sulle monoposto e dare l’autonomia necessaria a percorrere i chilometri della lunghezza di gara.

Gruppi elettrogeni che erano “messi in movimento” per fornire energia elettrica tramite potenti e possenti motori diesel. Strutture che, viste le dimensioni, sono sembrate essere della stessa tipologia di quelle presenti negli ospedali per intervenire e dare la continuità dell’energia elettrica necessaria, in caso di black out dalla rete ordinaria, per la funzionalità delle sale operatorie e di tutti gli apparati salvavita presenti.

E’ il solito discorso che i fautori del minore inquinamento,dal punto di vista legislativo, si dimenticano di chiarire: l’auto elettrica non inquina, ma solo per le emissioni agli scarichi perché tutte le altre tipologie di inquinamento per usura dell’asfalto, delle gomme etccetcc sussistono in egual misura, sul luogo dove viene utilizzata ma ha un forte impatto sull’inquinamento dove l’energia viene prodotta se non si ricorre alla produzione utilizzando le fonti naturali, eolico e pannelli solari.

Altra cosa che viene taciuta è la quantità di CO2 che viene immessa in atmosfera per la produzione di ogni singolo elemento che assommato arriva poi costituire ogni singolo pacco per l’immagazzinamento dell’energia.

L’emissione di CO2 equivale a 1500 grammi che poi dovete moltiplicare per avere la quantità in microgrammi. Non parliamo poi della fase successiva, la fine vita dei pacchi d’accumulazione che non devono esser certo dispersi liberamente in funzione dell’alto livello di inquinamento rappresentato dai metalli e degli altri singoli componenti.