Non “bruciate”il soldato Charles

C’è molta, troppa, attenzione e sollecitazioni nei confronti di Charles Leclerc, il nuovo compagno di squadra in Ferrari per Sebastian Vettel.

Dichiarazioni personali ma anche quelle di un entourage vasto stanno “pompando” troppo la cosa e stanno gravando il pilota di aspettative che, se andassero deluse, sarebbero la sua croce.

Dall’altare dell’adulazione alla polvere dell’accidia la lunghezza del passo è minima.

Se il monegasco va a fare il sedile a Maranello, cosa ovvia e di normale amministrazione prima dell’inizio di una stagione agonistica di F1 sulla nuova monoposto, si sparano titoloni e dichiarazioni. Se lo fa Sebastian Vettel la cosa passa inosservata o quasi.

Sembrano quasi una normalità perché l’essere in Ferrari significa, in assoluto, essere nella front line, su una delle vetrine della strada più importante, mentre quando si esce da Maranello si imboccano sconosciute strade di periferia e ci si perde nel marasma della normalità e del qualunquismo.

Lungo ed inestimabile l’elenco di coloro che hanno avuto a che fare con questa situazione, da sempre e di cui non si ha più memoria.

Da una parte, certe situazioni create ad arte, come certi suoi giri veloci negli ultimi test della stagione oltre a voler giustificare la sua scelta a fronte della mancata conferma di Kimi Raikkonen passato armi e bagagli all’Alfa Romeo, ora Racing, si presume che avessero, come obiettivo, quello di stimolare l’io di Sebastian Vettel.

Il pilota tedesco, in cuor suo ambiva a raggiungere il suo 5° titolo iridato che ha visto invece essere raggiunto da Lewis Hamilton con tutte quelle che sono stai i parallelismi successivi con i paragoni legati a Fangio.

E’ rimasto schiacciato, dal punto di vista psicologico, nel finale di una stagione anche da una SF71H che non è che sia stata allo stesso livello della monoposto Mercedes. Molti tentativi di passi avanti si sono trasformati in passi da gambero.

Chi conosce Leclerc asserisce che la le spalle robuste e che sinora è stato in grado di gestire tutte le pressioni. Pressioni che sono state completamente diverse da quelle che si hanno, invece, quando si è in Ferrari.

Le stesse pressioni a Maranello, sotto il segno del Cavallino Rampante, diventano a sviluppo “esponenziale”.

A parole non ha nessuna sudditanza nei confronti di Sebastian Vettel, che non sarà il suo scudiero, almeno sino a quando la situazione nella classifica del campionato piloti non lo richiedesse.

A suo favore sembra però esservi un atteggiamento relativo alla comunicazione “ristretta” a persone che ben poco hanno a che fare con la F1. In particolare quando serpeggiano certi atteggiamenti relativi alla libertà di pensiero.