Il sorpasso di Vettel ad Hamilton è nulla a fronte di quei 100 cui si è assistito nella gara della moto GP ad Assen

Il sorpasso di Sebastian Vettel nei confronti di Lewis Hamilton è stato da manuale, come da manuale è stata la strenua difesa del campione del mondo.

Tutto si è giocato sui pochi centimetri in cui ripetutamente le due monoposto non sono venute a contatto door to door, né si sono agganciate con le ruote quasi a strisciare le pance laterali.

Essendo Vettel all’interno la cosa si è comunque risolta a suo favore.

Sono questi i momenti che si dovrebbero vedere ripetutamente, durante una gara di F1, invece di essere una di quelle rarità che conferma la “regola” dell’ abitudine al non sorpasso, fatto salvo quello durante i pit stop.

L’umiliazione, alla F1, ieri è venuta dal concomitante appuntamento del mondiale di motociclismo ad Assen.

In questa gara, oltre alle tradizionali scaramucce ravvicinate cui si è abituati, nelle classi Moto 3 e Moto 2, si è assistito ad una gara, classe regina, in cui si è perso il conteggio dei sorpassi dopo aver raggiunto quota 100, che hanno caratterizzato le prime posizioni, 6 posizioni per la veritàper tutta la gara.

Almeno sino a 6 giri dalla fine quando Marquez da deciso che era troppo rischioso continuare rimanere nella lotta a stretto contatto per andare a vincere.

Ha lasciato gli altri, dal nome di Valentino Rossi, Andrea Dovizioso & co, a lottare fianco a fianco con staccate al cardio palmo che hanno incollato gli spettatori davanti al televisore, a respiro bloccato per quanto si stava vedendo.

Una cosa del genere in F1 è quasi impossibile da poter vedere per un semplice motivo: la larghezza delle moto è ridotta a fronte dei 2 metri delle monoposto per cui anche la percorrenza curva le può vedere affiancate anche a 3 4 alla volta per quanto concerne l’ingresso curva, carena contro carena senza che le ruote si possano agganciare tra di loro.