CITROEN DS: VITTORIE LEGGENDARIE AL RALLY DI MONTECARLO

Nel gennaio 1956, solo tre mesi dopo la presentazione, DS 19 partecipa per la prima volta al Rally di Monte Carlo, all’epoca il rally di gran lunga più prestigioso al mondo. Settima nella classifica generale, è prima nella categoria Vetture da 1.300 a 2.000 cm3 e prima tra le francesi. Inoltre, tutte e sei le auto iscritte riescono a tagliare il traguardo.
Nel 1959, il team Coltelloni-Alexandre-Desrosiers porta ID 19 al primo posto della classifica generale. Nello stesso anno, il Marchio vince la Coppa costruttori. Nel corso delle edizioni successive conquista una serie di pregevoli piazzamenti. Nel 1966, la DS in versione 21 vince la prova monegasca grazie alla coppia finlandese Pauli Toivonen-Ensio Mikander. La DS, nata come berlina, s’impone anche come una sportiva vincente!
Tutto avanti, di corsa.

Gli esordi di DS19 nell’attività sportiva furono compiuti essenzialmente da piloti privati che colsero brillanti successi in alcune tra le più dure competizioni. Dopo un primo posto nella categoria “2 litri” al Monte Carlo del ’56 ed il podio completo al Rikspo Kalen finlandese l’anno successivo, la svolta vera e propria arrivò nel 1959, quando l’equipaggio composto da Paul Coltelloni, Pierre Alexandre e Claude Desrosiers, a bordo della ID19 colore écaille blonde della moglie di Coltelloni, si aggiudicò il primo posto assoluto in questa competizione. Era il 25 gennaio: la ID19 con numero di gara 176 si aggiudicò la corsa con 308 punti di penalità, staccando di 22 punti la Simca Aronde dell’equipaggio Thomas-Delliere.

Coltelloni, che nella vita si occupava di calzature e che ricevette la coppa dalle mani della principessa Grace di Monaco, come molti altri piloti francesi, correva per la scuderia P.I.F. (Paris-Île-de-France), diretta da René Cotton, a sua volta pilota in gare di durata e regolarità.

Dopo la vittoria al Monte Carlo del ’59, il giovane Jacques Wolgensinger, da meno di un anno alla guida del neonato settore Pubbliche Relazioni di Citroën, avvicinò Cotton, proponendogli una collaborazione. Una proposta allettante perché all’epoca i piloti di gare di regolarità, non erano professionisti e per vivere dovevano necessariamente avere altre occupazioni