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Ferrari: in scena l’atto finale a Yas Marina

Maranello: La trasferta per l’ultimo appuntamento del mondiale di F1, a Maranello è già iniziata. Per ora riguarda la parte tecnica del materiale e gli addetti ai lavori necessarie allestire le strutture dei box e dell’hospitality. Dopo quello di Monaco, questo è l’appuntamento più glamour della F1 in uno scenario quasi “teatrale”.

Per la Ferrari è un appuntamento molto importante, anche se solo dal punto di vista platonico, visto che tutto si deve risolvere: nella riconferma del secondo posto di Sebastian Vettel nella classifica piloti alle spalle di Hamilton, e la volontà di far salire al 4°posto Kimi Raikkonen che deve recuperare almeno 8 punti nei confronti di Ricciardo che attualmente lo precede count vantaggio di 7 punti.

La conferma di Vettel, con un vantaggio di 22 punti nei confronti di Bottas, dovrebbe davvero essere una pura formalità, sempre che la squadra non commetta errori di messa a punto, di strategia gara, che non vi siano componenti malandrini come quelli che  hanno fatto perdere il mondiale ed il pilota non si vada ad infilare in pasticci senza replica.

Più ardua la definizione del sorpasso di Raikkonen nei confronti di Ricciardo. Il tracciato è sì favorevole alle SF70H ma anche le Red Bull non saranno male, il “disastro” Brasile ha spronato Adrian Newey and Co a mettere sull’ago della bilancia quanto di più innovativo. Se il tecnico inglese ci si mette sa sempre estrarre dal suo cappello a cilindro qualcosa d’interessante e prestazione.

Tutte le squadre, i top team in particoalre, avranno l’opportunità, il desiderio, ma anche la necessità, di portare in pista qualcosa di proiettato alla prossima stagione. Soluzioni che devono dare l’opportunità di interpretare al meglio le direttive su cui continuare il progetto in essere. Oltre a questo ultimo appuntamento, da gestire con alcune vecchie regole relative alla gestione motori, nelle successive prove, previste per lo sviluppo sempre più definitivo  prossimi pneumatici, sono concessi alcuni spazi temporali in cui i tecnici potranno effettuare delle modifiche “evolutive” sulle monoposto.

I test del mese di febbraio ormai hanno chiaramente messo sul piatto della bilancia la loro carenza effettiva nel determinare uno sviluppo della nuova monoposto da utilizzare nella prossima stagione.

Il vero e grosso problema è rappresentato dal livello d’affidabilità dei motori, chiamati a dover sopportare potenze maggiori nella continuità di 7 gare, come minimo, visto che il loro numero di esemplari utilizzati in pista, per tutta la stagione, scende a soli tre esemplari.

Una cosa è già definita: i motori dovranno essere strutturalmente più resistenti. I basamenti in particolare dovranno essere rafforzati in quanto il durare per 7 gare, almeno, non è legato solo alla loro efficenza nell’erogare potenza, ma devono essere in grado, in quanto hanno funzione portante, di non veder diminuire la loro rigidità torsionale  e longitudinale. Dovranno quindi essere più pesanti e quindi costringere ad andare ad alleggerire altre componenti se si ha la necessità di avere un quid, minimo, di zavorre da poter posizionare di gara in gara per effettuare il bilanciamento statico necessario.